Bio-On, per Banca Finnat è un buy

Secondo gli analisti i ricavi della società possono crescere del 75% in media all'anno fino al 2021 e l'ebitda potrebbe fare ancora meglio, grazie allo sviluppo delle plastiche bio, dove l'azienda ha brevetti d'avanguardia. Il target price è fissato a 22,69 euro contro l’attuale 19,03

di Giulio De Bosio22/06/2017 17:09



Bio-On, per Banca Finnat è un buy
Chi controlla il capitale di Bio On

Gli analisti di Banca Finnat valutano che il titolo della società, specializzata nello studio e il brevetto di bio plastiche, potrebbe salire fino a 22,69 dai 19,03 euro della quotazione di oggi, che nel corso di quest'anno è già cresciuta del 29%. Bio On rappresenta in termini di capitalizzazione la regina dell'Aim a quota 357 milioni di euro (al 23 giugno scorso).

La raccomandazione buy e la definizione del target price, derivano dalle stime di crescita del business fino al 2021, che presentano valorio eccezionali.

Gli analisti hanno stimato una crescita media annua (cagr in gerco tecnico) del valore della produzione del 75,03%, che farà lievitare i ricavi del 2016 da 8,22 milioni di euro, a 135,11 milioni nel 2021.

L’ebitda dovrebbe poter crescere a una percentuale ancora superiore, 102,85%, passando da 2,27 milioni di euro a 78,11 milioni. Per quanto riguarda il risultato netto, il balzo potrebbe essere da 1,3 milioni a 45,6 milioni.

La posizione finanziaria netta dovrebbe mantenersi sempre positiva, partendo da 5,32 milioni del 2016, passando dai 77,17 del 2017 (grazie alla completa conversione dei warrant), per attestarsi a ben 151,15 milioni nel 2021.

Per quanto riguarda gli indici di redditività, il ROI è stimato in forte crescita dal 21,21% al 191,42%, mentre il ROE dovrebbe salire dal 9,89% al 24,04%.

Per giungere al target price di 22,69 euro, gli analisti hanno fatto ricorso alla metodologia del discounted cash flow (DCF) con previsione esplicita dei flussi di cassa generati nel quinquennio 2017-2021.

Fissando un tasso di crescita perpetua al 4% e un costo medio ponderato del capitale (Weighted Average Cost of Capital) al 10,95%, ottenuto come risultante del tasso privo di rischio del 2,2%, un coefficiente beta pari all’unità e un premio per il rischio all’8,75%, sono giunti a stimare un enterprise value pari a 524,824 milioni che fa segnare un valore dell’equity pari a 22,69 euro per azione.

Le aspettative di apprezzamento del titolo sono fondate sul potenziale di crescita di un mercato in cui Bio-On si colloca come protagonista con un' offerta all'avanguardia e con un modello di business fondato prevalentemente sulla cessione in licenza dei propri brevetti, senza accollarsi gli investimenti produttivi. 

I principali punti di forza e opportunità della sua offerta sono:

-          Elevate barriere all’ingresso nel mercato delle bioplastiche che rappresenta un mercato di nicchia ad alto potenziale di crescita, che non compete con la filiera alimentare nell’utilizzo dei sottoprodotti;

-          Il non utilizzo di ogm e solventi organici che garantiscono la tutela dell’ambiente, attirando l’attenzione di molti operatori (la tecnologia utilizzata ha potenziale applicazione in tutti i settori industriali) e una possibile regolamentazione favorevole sia in ambito nazionale che internazionale;

-          Bassi costi logistici e minori costi energetici rispetto ai competitor.

Per contro, i principali rischi e minacce alla crescita sono rappresentati dal sensibile differenziale tra i costi di produzione di plastiche tradizionali e quelle bio, che potrebbe aumentare ancora per via del forte ribasso del prezzo del petrolio, la crescente concorrenza nel settore, la forte dipendenza geografica dettata dalla disponibilità di materia prima e una regolamentazione non stringente sia in Europa che nelle Americhe.

Bio-On, fondata insieme a Guido Cicognani nel 2007 a Bologna dall'attuale ceo, Marco Astorri, è specializzata nella realizzazione di bio plastiche del tipo PHA (poliidrossialcanoati) ottenute da fonti di scarto agricole e da sottoprodotti agro-industriali, tra cui lo zucchero da canna e da barbabietola, il glicerolo grezzo, amidi e idrolizzati, attraverso l’utilizzo di una tecnologia proprietaria, sviluppata internamente. Astorri e Cicognani sono anche i maggiori azionisti, sia direttamente (al 9,76% ciascuno) sia attraverso la loro società Capsa, una srl che ha in portafoglio il 61,39% del capitale.

I bio polimeri sono ottenuti da fonti vegetali rinnovabili e sono al 100% biodegradabili.

L’azienda sta anche avviando la costruzione di un primo impianto produttivo, dedicato ai polimeri speciali, il quale dovrebbe entrare in funzione entro la fine dell’anno corrente.

I polimeri speciali sono caratterizzati da una maggiore marginalità e si rivolgono a nicchie merceologiche molto specifiche come il settore della cosmesi.

Nel 2019 è prevista la realizzazione di un secondo impianto dedicato alle applicazioni mediche (impiego di microcapsule in bio plastica per realizzare indagini diagnostiche o terapie antitumorali) e alla ‘bioremediation’, che consiste nell’innovativo sistema di utilizzo di bioplastica come rimedio allo sversamento di idrocarburi in mare o in terra.

Le bioplastiche rappresentano attualmente solo l’1% sul totale della produzione annuale di materiale plastico.

Nel 2016 la produzione di bioplastiche a livello internazionale è stata pari a 4,16 milioni di tonnellate, di cui 43,4% prodotte nell’area asiatica, 27,1% in Europa, 23,4% in Nord America, 5,9% in Sud America e 0,2% in Australia. Per il 2021 è previsto che più del 45% venga realizzato in Asia e circa un quarto in Europa.

La crescita prevista del mercato è pari al 47%, e porterà le tonnellate di bioplastiche prodotte a quota 6,11 milioni. Le materie plastiche bio-based e quelle non biodegradabili che rappresentano 76,8% della produzione mondiale, saranno i principali driver della crescita, raggiungendo quota 79,4%.

Per le materie plastiche biodegradabili invece, si stima una crescita che porterà la produzione da 0,9 milioni di tonnellate a quasi 1,3, grazie al potenziamento degli impianti produttivi in Asia, negli USA, e all’avvio del primo impianto in Europa.

Nel 2016 in Italia, il settore ha riportato, sulla base di dati preliminari, un fatturato pari a 475 milioni di euro, con una crescita del 10% rispetto all’anno precedente. La produzione nazionale invece, è salita a quota 54 mila tonnellate, in aumento del 25%.

Le aziende che operano nel settore sono aumentate del 5% raggiungendo 210 con 2 mila addetti. Il mercato delle biotecnologiche invece, ha chiuso il 2015 con 489 aziende attive e un fatturato di 9,4 milioni di euro.

Questa crescita è stata favorita dal considerevole incremento degli investimenti in ricerca&sviluppo che per il 2015 hanno raggiunto il 75% degli investimenti.



Società quotate AIM - Alternative Investment Market italia