Bomi si consolida in Sud America e Turchia e punta a crescere al 9%

Il gruppo fondato da Giorgio Ruini vuole arrivare a 150 milioni di fatturato nel 2020 con una marginalità dell'11%. Sta puntando sulle attività in Sud America ed Estremo Oriente, mentre vuole raddoppiare in Turchia. Gli analisti prevedono un fatturato 2017 intorno a 120 milioni con una marginalità vicina al 10%

di Pier Paolo Albricci    



Bomi si consolida in Sud America e Turchia e punta a crescere al 9%
Marco Ruini, ceo di Bomi, con il padre Giorgio, fondatore e presidente

Bomi Italia, holding del Gruppo Bomi, leader nel settore della logistica biomedicale e della gestione di prodotti ad alta tecnologia per la tutela della salute, ha aumentato la partecipazione  nella sua partecipata colombiana Biomedical Distribution Colombia. 

La notizia di oggi fa seguito all' apertura di un nuovo magazzino in Turchia, un impianto ad alta tecnologia, di oltre 4.000 mq a Tuzla (Istanbul), strategicamente posizionato a pochi chilometri dal porto, dall'aeroporto e dall'autostrada transeuropea (TEM), che è la principale autostrada che attraversa la Turchia, in grado di rafforzare considerevolmente l'attività dell'azienda in quel mercato, che fa perno su un altro impianto di oltre 10.000 mq.

Il titolo Bomi, che ha debuttato in piazza Affari nel giugno 2015 a 2,9 euro, oggi sta perdendo il 3,5% a quota 3 euro.

In Colombia, Bomi ha acquisito un ulteriore 10% di Bomi Colombia, con un investimento totale di 0,55 milioni, portando la sua partecipazione al 90% e al controllo totale di Biocarrier, attiva nel settore della gestione del trasporto di prodotti biomedicali nel paese. 

Bomi Colombia, che controlla al 51% Biomedical Logistics, in Perù, ha realizzato un fatturato di 8 milioni di euro con un ebitda margin del 15% ed una cassa di circa 2,5 milioni di euro. Le attività in Colombia stanno tra l'altro beneficiando di una nuova normativa fiscale che da quest'anno prevede la riduzione della witholding tax sui dividendi dal 35% al 5% e sugli interessi dal 15% al 10%.

«Puntiamo a rafforzare ulteriormente la nostra presenza in questo mercato caratterizzato da tassi di crescita del settore biomedicale di circa il 14% annuo e che riteniamo a grande potenziale,» ha commentato Marco Ruini, vice presidente e ceo di Bomi Italia, che sta lavorando sul piano industriale 2018-2020, pèresentato in gennaio.

L'obiettivo è di arrivare a un fatturato di 150 milioni di euro nel 2020 con un ebita margin dell'11,2%, partendo da circa 120 milioni di fatturato a fine 2017 con una marginalità vicina al 10%. Il gruppo, quindi, dovrebbe crescere a un tasso annuo vicino al 9% per i prossimi 3 anni, calcolato a tassi di cambio fissi a fine dicembre 2017.

Lo scoso gennaio Ruini aveva comunicato che il suo gruppo era stato scelto in Cile come fornitore di servizio logistico del cliente B. Braun Medical SpA, con cui ha firmato un contratto pluriennale che consentirà una crescita del 25% del fatturato della controllata cilena. Alla fine di luglio del 2017 Bomi aveva acquisito l'intero controllo  della Biomedical Distribution Mercosur in Brasile. 

Bomi Italia è stata nominata tra le migliori d'Europa nella lista "One to Watch", superando per il secondo anno consecutivo la fase di selezione nella competizione European Business Awards, sponsorizzata da RSM. È stata scelta nel corso della prima fase degli European Business Awards, giunti all'undicesima edizione in quanto ha dimostrato risultati eccezionali in una delle 12 categorie degli European Business Awards e riflette i valori fondamentali del programma di innovazione, successo ed etica.

La missione di Bomi è progettare soluzioni intelligenti, affidabili ed economicamente vantaggiose per l'industria della sanità, andando ben oltre il puro concetto logistico. Il vantaggio competitivo di Bomi Group risiede nell'essere quella che si autodefinisce un' azienda 3DPL: un operatore logistico di terze parti dedicato, dinamico e distintivo.

Nel primo semestre dell'anno scorso la società ha registrato risultati positivi. Il fatturato ha superato 58 milioni di euro, il 25% in più del dato registrato nel primo semestre 2016, grazie anche al consolidamento delle attività in Cina entrate a far parte del gruppo.

Il margine operativo lordo (ebitda) consolidato è stato di 5,5 milioni di euro (9,5% circa sul valore della produzione consolidata),  in crescita di circa il 48% rispetto ai 3,8 milioni di euro realizzati nello stesso periodo del 2016.

L’utile netto consolidato 1,5 milioni di euro, è cresciuto di quasi 3 volte rispetto al 2016, mentre la posizione finanziaria netta consolidata (PFN) era  pari a circa 17,8 milioni di euro contro 15,9 milioni di euro del 31 dicembre 2016, influenzata  per circa 2 milioni di euro dall'investimento per l’ingresso diretto nel mercato messicano avvenuto alla fine del primo semestre 2017.

Giancarlo Di Vona analista di KT&Partners, che ha analizzato i conti e le prospettive dell'azienda in un report dell'agosto scorso, ha stimato i risultati del secondo semestre dovrebbero confermare il trend di crescita. La stima è basata in particolare sul completo consolidamento delle attività brasiliane, che influiranno anche nella distribuzione di un dividendo straordinario di quasi 3 milioni di euro.

Per il 2017 l'analista ha stimato un fatturato in crescita a 130 milioni con un ebitda di 12 milioni che quindi avvicina alla soglia del 10% l'ebitda margin, indicatore chiave di redditività.

Dal canto loro, gli analisti di Ubi Banca che hanno esaminato i conti della società al 20 settembre scorso hanno stabilito un target price di 4,1 euro, mentre le stime di fatturato ed ebitda non si discostano molto da quelle di KT&Partners.

 



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