Costamp: la borsa non ci ha capito

Marco Corti, presidente e ad della brianzola Costamp, riassume le ragioni per cui la sua azienda, gioiello dell'ingegneria meccanica e dell'automotive del futuro, con tutta probabilità il 9 agosto sparirà dal listino dell'Egm

di Lucio Sironi16/07/2022 00:14



Costamp: la borsa non ci ha capito

«Spiego la situazione con un aneddoto: il ceo di un'azienda anglosassone del nostro settore, nel farmi i complimenti per Costamp e il suo grado di innovazione, mi ha fatto questa osservazione: noi - mi ha detto - quotati a Londra, siamo percepiti come hi tech e alle nostre quotazioni vengono applicati multipli di 20 volte gli utili, anche più. Mentre a voi in Italia riconoscono al massimo la metà». Marco Corti, presidente e ad della brianzola Costamp, riassume le ragioni per cui la sua azienda, gioiello dell'ingegneria meccanica e dell'automotive del futuro, con tutta probabilità il 9 agosto sparirà dal listino dell'Egm, dove era approdata quattro anni fa attraverso l'acquisizione (reverse takeover, tecnicamente) di un'altra quotata, l'emiliana Modelleria Brambilla.

Oggi Costamp è uno dei maggiori costruttori di stampi per la componentistica di precisione per il settore automotive. Una delle sue specializzazioni emergenti è nei giga tools, componenti destinati a essere tra i più importanti nelle auto elettriche, ossia nel futuro di quest'industria. In pratica si tratta di stampare in un unico pezzo fino a 70 differenti componenti, oggi trattati separatamente e poi assemblati. Una delle ragioni per cui il mercato ha snobbato - soprattutto di recente - questa azienda è proprio la sua appartenenza all'automotive, dove si nutrono molti timori per quella parte di componentistica che sarà messa all'angolo dall'affermarsi dei motori elettrici. In realtà questa nuova prospettiva è proprio quella che dovrebbe dare slancio all'attività del gruppo lecchese.

Invece la vicenda borsistica di Costamp racconta di uno sfortunato rapporto con la borsa e gli investitori, che soprattutto negli ultimi tempi non hanno mostrato d'apprezzare quella che al contrario, dal punto di vista del suo leader (nonché azionista al 90%), è una robusta storia di successo. «Negli ultimi mesi abbiamo comunicato al mercato una serie di notizie, tra importanti commesse, partnership e acquisizioni, che avrebbero dovuto trainare le quotazioni», osserva ancora Corti. Invece il titolo, che viene dai picchi di 4 euro quando ci fu l'integrazione con Modelleria Brambilla, per tutta risposta è passato da 0,8 a 0,6 euro. Una valutazione che il ceo ritiene «mortificante» e che lo ha spinto a voltare le spalle a un mondo da cui non si è sentito compreso. «In questi anni ho compiuto numerosi roadshow, incontrato centinaia d'investitori, senza che mai nessuno sia venuto a farci visita per capire sul campo di cosa ci occupiamo».

Tutta colpa del mercato? Quello che forse non ha aiutato Costamp a essere percepita come un'azienda di successo è stato da un lato non aver pensato a una quota di flottante più ampia rispetto a poco più dell'attuale 10%, che a fine mese consentirà al cda di vedersi approvata dall'assemblea degli azionisti la proposta di revoca dei titoli dalle quotazioni (bastando il sì del 90% del capitale presente). Dall'altro non avrebbe guastato una politica di remunerazione dei soci, che malgrado gli utili incassati da Costamp (3,8 milioni nel 2021, con prospettive di miglioramento quest'anno) sono rimasti a secco. «Abbiamo preferito reinvestire e puntare sulla crescita», replica Corti, che aggiunge anzi di avere sul tavolo altri dossier interessanti per concludere ulteriori acquisizioni.

Resta il fatto che anche gli investitori che gli hanno dato credito diventando azionisti, ora si troveranno a fare i conti con una situazione sgradevole come quella di avere in portafoglio un titolo non più scambiato su alcun mercato. «Potrà comunque essere oggetto di transazione per via privata, ai sensi del codice civile», fa presente Corti, che per ora spiega di non avere intenzione di proporre un'offerta pubblica d'acquisto mirata al delisting, che sarebbe la via ordinaria attraverso la quale passare in questi casi, non fosse che per congedarsi dal mercato in maniera friendly. Il presidente però non è dell'idea. E così per farsi perdonare non avrà altro modo che macinare profitti e magari cominciare a distribuirli anche tra quelli che obtorto collo dovranno continuare a essere suoi soci. I quali però possono anche sperare nell'arrivo di un acquirente disposto a fare un'offerta adeguata per l'intero gruppo. (riproduzione riservata)



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