Covid: Bankitalia; -20% Pmi quotabili a inizio 2021, ripresa a fine pandemia

Le imprese dei settori maggiormente penalizzati dalla crisi sarebbero in parte sostituite da imprese dei settori favoriti nel nuovo ambiente economico, prosegue Via Nazionale precisando che il numero delle imprese quotabili e la distribuzione per settore potrebbero modificarsi a seconda dell'evoluzione della pandemia e delle misure di sostegno all'economia.

di Mf Aim Italia12/01/2021 10:30



Covid: Bankitalia; -20% Pmi quotabili a inizio 2021, ripresa a fine pandemia

Prima della crisi da Covid-19 era in atto una tendenza al progressivo aumento delle Pmi quotate. Il numero delle societa' non finanziarie con caratteristiche ampiamente idonee per l'accesso potenziale al listino di borsa era molto elevato, e pari a quasi 2.800.
La prima ondata della pandemia determinerebbe una riduzione del numero delle Pmi quotabili all'inizio del 2021 del 20%, nello scenario base di questo studio, e del 25%, nello scenario piu' negativo. Il numero rimarrebbe elevato, e pari rispettivamente a oltre 2.200 e a circa 2.100.

E' quanto si legge nella nota della Banca d'Italia relativa all'impatto della crisi da Covid-19 sull'accesso al mercato dei capitali delle Pmi italiane.

Le imprese dei settori maggiormente penalizzati dalla crisi sarebbero in parte sostituite da imprese dei settori favoriti nel nuovo ambiente economico, prosegue Via Nazionale precisando che il numero delle imprese quotabili e la distribuzione per settore potrebbero modificarsi a seconda dell'evoluzione della pandemia e delle misure di sostegno all'economia. A parita' di altri fattori, secondo Bankitalia, e' ipotizzabile che la tendenza alla quotazione in borsa possa ritornare ai ritmi pre-crisi una volta che gli effetti del Covid-19 si saranno esauriti e l'attivita' economica ripresa.

Tra giugno e novembre del 2020, quando la circolazione del virus e' rallentata e i mercati si sono stabilizzati, si sono osservati quindici casi di Ipo presso la borsa italiana, di cui tredici sull'Aim; puo' trattarsi in parte di progetti di quotazione avviati prima della crisi, sospesi temporaneamente per effetto della pandemia e riavviati con la ripresa delle attivita' economiche e del mercato di borsa. Tra le societa' neo-quotate prevale il settore tecnologico, cioe' uno di quelli a maggiore potenziale di crescita.
L'ipotetica quotazione di tutte le societa' individuate dall'analisi contribuirebbe a ridurre il sottodimensionamento del mercato azionario italiano rispetto a quelli delle maggiori economie. La capitalizzazione di mercato addizionale teorica e' stimabile in 71 miliardi di euro nello scenario base e in 68 miliardi nello scenario negativo16 (+11 per cento rispetto alla capitalizzazione alla fine del 2019), con un incremento del rapporto sul Pil al 40%, dal 36% alla fine del 2019.

I costi di accesso e quotazione in borsa non esauriscono i motivi per la scarsa propensione delle imprese italiane ad aprirsi al capitale di rischio. L'indagine sulle condizioni microeconomiche e su quelle esterne (regolamentazione, fiscalita', mercati) per la quotazione, nonche' sull'efficacia degli strumenti adottati nel tempo per favorire l'accesso alla borsa, resta un importante compito per la ricerca e per le autorita' di mercato



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