In vigore gli incentivi fiscali per ridurre le spese di quotazione delle Pmi. Ora occorrono norme più semplici

Sono diventati operativi pochi giorni fa e prevedono un credito di imposta per 250 mila euro. I provvedimenti normativi per favorire nuove quotazioni soprattutto di Pmi hanno dato risultati molto positivi, incentivando startup (+25% nel 2017) e veicolando al finanziamento delle aziende attraverso la borsa oltre13 miliardi di euro, grazie ai Piani individuali di risparmio (pir)

di Lukas Plattner, partner studio legale Nctm



In vigore gli incentivi fiscali per ridurre le spese di quotazione delle Pmi. Ora occorrono norme più semplici
Lukas Plattner, socio studio legale Nctm

Con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale pochi giorni fa del decreto del Mise sono divenuti operativi gli incentivi fiscali volti a ridurre le spese di quotazione delle Pmi (un credito di imposta sino a 250 mila euro), si è forse chiusa la fase di provvedimenti normativi emanati nell’ambito dell’ambizioso progetto di riforme meglio note come Industria 4.0.

Manca frse ancora un tassello ossia il Decreto interministeriale che individua le modalità di attuazione delle agevolazioni fiscali previste per gli investimenti nelle cosiddetta Pmi innovative, ma dovrebbe essere questione di poco tempo una volta ottenuta la luce verde da parte di Bruxelles.

Il bilancio di questo primo pacchetto di provvedimenti pare più che positivo. Il numero di startup innovative è in costante crescita e a fine 2017 erano 8.315 (+25% rispetto al 2016 e +74% rispetto al 2015). A fine 2017 le Pmi innovative erano 700, oltre il triplo rispetto a un anno prima. Poco meno del 40% delle nuove Pmi innovative e` una ex startup innovativa, che ha superato i limiti di età (più di 5 anni) o di fatturato annuo (superiore a 5 milioni di euro).

Inoltre, dall’entrata in vigore della misura Fondo di Garanzia per le Pmi 1.661 startup e Pmi innovative sono state destinatarie di finanziamenti bancari facilitati per circa 600 milioni di euro. Secondo i dati Istat, il Piano Nazionale Impresa 4.0 volto a incentivare gli investimenti ha raccolto un giudizio assolutamente favorevole da parte delle imprese.

Il super ammortamento, per esempio, ha svolto un ruolo «molto» o «abbastanza» rilevante nella decisione di investire nel 2017 per il 62,1% delle imprese manifatturiere; mentre l’iperammortamento per il 47,6% (53% delle medie, 57,6% delle grandi imprese); il credito d’imposta per spese in ricerca e sviluppo e` stato ritenuto rilevante dal 40,8% delle imprese interpellate.

Gli incentivi hanno interessato quasi tutti i comparti  e con riferimento all’anno in corso, quasi il 46% delle imprese ha dichiarato di prevedere investimenti in software, il 32% in tecnologie di comunicazione machine-to-machine o internet of things, il 27% in servizi digitali (cloud, mobile, big data) e in sicurezza informatica.

I Piani individuali di risparmio (Pir) a lungo termine, creati per spingere parte del risparmio del Paese verso le Pmi domestiche, hanno riscosso un successo inaspettato con un raccolta a fine marzo 2018 di quasi 13 miliardi di euro con un effetto positivo sia sul mercato primario sia sul mercato secondario. Il mercato Aim per le Pmi, che godrà certamente della riduzione di costi di quotazione legati al recente Dm, giunto al primo decennio di vita, ha spinto oltre cento imprese a quotarsi con una raccolta di equity pari a circa 4 miliardi di euro e una capitalizzazione complessiva pari a 6,8 miliardi (maggio 2018).

Da una recente analisi, nel 2017 le imprese quotate sull’Aim hanno generato un fatturato aggregato di circa 4 miliardi, con oltre 18.000 risorse impiegate e oltre 6.000 posti di lavoro creati ex novo post quotazione, considerando anche le società poi passate su Mta. Nel 2017 sono oltre cento le imprese, in gran parte Pmi, che si sono affacciate per la prima volta sul mercato del debito con emissioni inferiori a 500 milioni, opportunità che sino a pochi anni or sono poteva essere colta unicamente da medie-grandi imprese e dalle società quotate.

In particolare, la raccolta nel 2017 attraverso i mini-bond è stata di 5,5 miliardi, di cui quasi 1,4 miliardi verso le Pmi. Anche l’equity crowdfunding sta dando ottimi risultati. Nel primo semestre 2018 la raccolta ha superato gli 11 milioni (1,3 milioni nel 2014; 4,3 milioni nel 2016;11,7 milioni nel 2017) forse anche in quanto dal 1° gennaio 2018 la raccolta su tale mercato è stata estesa a tutte le Pmi.

Il sistema di incentivi e semplificazioni volti a promuovere la crescita e l’innovazione ha persuaso un numero sempre crescente di imprenditori ad avviare processi di crescita tramite investimenti per linee interne volti a sostenere l’innovazione e l’accesso al mercato dei capitali. 

Tuttavia tale percorso presenta ancora diverse problematiche, come emerso da una recente ricerca dell’Emsa, che tendono a dissuadere le imprese: gli alti costi di compliance legati all’accesso e alla permanenza soprattutto per l’equity e il timore di affrontare le (effettive) difficoltà legate al rispetto delle disposizioni in tema di informazioni price sensitive (Mar), la quale si è rilevata una normativa ostica, eccessivamente estesa e di difficile interpretazione.

È auspicabile un intervento di ampio respiro, con l’intento di semplificare il quadro normativo sia in Italia sia nell’Ue che regolamenta le imprese quotate sui mercati per le Pmi, che riguardi.

› una semplificazione delle norme in tema di gestione delle informazioni price sensitive a livello Ue e domestico;

› alcune modifiche al codice civile in tema di criteri per la valutazione delle società in caso di aumenti di capitale o di determinazione del valore di liquidazione in caso di recesso;

› l’eliminazione delle disposizioni in tema di emittenti diffusi per le società quotate su Mtf e dell’obbligo di redigere i bilanci Ifrs previsto sempre per gli emittenti diffusi;

› l’innalzamento della soglia per l’esenzione da prospetto (da 5 a 8 milioni) utile soprattutto per operazioni sul secondario.



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