Italian Wine Brands, la cattiva vendemmia 2017 pesa sul fatturato Italia, ma si salva con l'estero

Dei 70 milioni di ricavi del primo semestre, l'80% viene dai mercati europei e americano grazie soprattutto ai canali di vendita online e alle televendite. Migliorano però i margini e diminuiscono i debiti, grazie a un cash flow positivo. Gli analisti vedono comunque il titolo sopra i 19 euro, con l'obiettivo di diventare il primo venditore di vino in Italia

di Pier Paolo Albricci



Italian Wine Brands, la cattiva vendemmia 2017 pesa sul fatturato Italia, ma si salva con l'estero
Alessandro Mutinelli, ceo di Italian wine brands

La scarsa vendemmia del 2017 e l'aumento dei costi della materia prima appeno appesantito la gestione di Italian Wine Brands, uno dei maggiori produttori italiani di vino, nel primo semestre di quest'anno, che ha chiuso al 30 giugno con ricavi delle vendite in aumento solo dell'1,38% a/a a 69,94 milioni di euro.

Il dato è una media tra l'andamento migliore del mercato estero che rappresenta quasi l'80% del business, cresciuto di oltre il 6% a oltre 54 milioni, e quello domestico in flessione del 12,27% a 15,75 milioni.

Il titolo, oggi poco trattato, è in calo del 3% a 12,4 euro, comunque al di sopra del valore di prima quotazione, nel gennaio del 2015 a 10,8 euro, con un massimo storico, nel marzo scorso, a 14,3 euro.

Il margine operativo lordo è sceso del 2,87% a 6,12 milioni, mentre l'utile netto è calato del 2,82% a 2,76 milioni.

È migliorata invece la situazione patrimoniale di 2,26 milioni di euro, con debiti netti scesi a 11,2 milioni da 13,55 milioni  del 30 giugno 2017 .

«Abbiamo avuto due sfide molto impegnative da affrontare: l'impennata dei costi della materia prima, causata dalla scarsissima vendemmia del 2017 e un'ulteriore riduzione dei consumi in Italia. Il nostro gruppo si e' mosso per tempo, forzando le tappe dell'internazionalizzazione puntando su segmenti di prodotto e di canale piu' remunerativi e riducendo i costi di struttura,» ha spiegato Alessandro Mutinelli, presidente e ceo del gruppo.

« Questi interventi hanno  consentito di mantenere la redditivita' e la generazione di cassa sugli ottimi livelli dell'esercizio precedente. Le buone prospettive per la vendemmia del 2018 dovrebbero far rientrare i costi della materia prima nel prossimo anno,» ha anticipato Mutinelli.

«I due canali commerciali (wholesale e direct sale) mostrano la loro complementarieta' e sono coerenti con la visione aziendale di avere una bottiglia con un marchio di proprieta' ovunque venga acquistato o consumato del vino,» ha poi concluso.

Gli effetti della cattiva vendemmia 2017, non solo in Italia ma anche in Francia e Spagna, i maggiori produttori europei, sui conti di Iwb erano stati anticipati in un report di Corporate Family Office, Cfo, del luglio scorso, in cui tuttavia si assegnava un target price di 19,6 euro al titolo, ch allora viaggiava sulla stessa quotazione di oggi.

Gi analisti consideravano che Iws facendo perno sulle sinergie tra due canali di venditamenzionati da Mutinelli, spingendo per un upgrade della produzione, con la possibilità di migliorare il blend dell'offerta, possa puntare a diventare il maggior produttore italiano di vini, mirando a un fatturato di 200 milioni di euro, entro i prossimi tre anni.

Nel 2017 la società ha chiuso con ricavi per quasi 150 milioni e gli analisti valutano che quedt'anno il fatturato potrebbe superare i54 milioni grazie a un secondo semestre che tradizionalmente, con le vendite nell'ultimo quarter, è migliore del primo. 

Nel 2019 e nel 2020 , Iwb dovrebbe toccare un fatturato di 158 milioni e di 165 l'anno successivo, conun ebita margin in crescita dal 10% circa di quest'anno, a 16,5 milioni, fino al 12/13% nei due anni successivi. Anche l'utile finale dovrebbe passare da 9,5 milioni di quest'anno agli oltre 14 milioni del 2020.

Gli analisti stimano che uno dei punti di forza della società è la capacità di vendita retail sfruttando il canale internet, televendite e mailing list, soprattutto nei mercati europei, inglese, olandese, svizzero, tedesco, francese e negli Stati Uniti, grazie a un cataogo di vendita che offre oltre 140 vini e spumanti diversi, accompagnati da 130 specialità alimentari italiane. 

Ma gli analisti avvertono anche che o Iwb è in grado di fare un ulteriore salto dipensionale attraverso un'acquisizione all'estero che apre nuopvi promettenti mercati, per esempio in America, oppure rischia di essere preda di concorrentio più grandi. 

Il multiplo pe di Iwb, hanno calcolato gli analisti, è circa la metà dei concorrenti diretti. Non solo, gli azionisti di maggioranza relativa Provinco, con il 9%, un distributore di vini, Ipoc, la finanziaria che ha promosso l'Ipo di Iwb, con l'8%, e il fondo Praude AM, con il 5%, controllano solo il 23% del capitale. 



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