La carica dei 100 mila dei centri sportivi

Con attività più che dimezzata dai lockdown i gestori di impianti e struttutre chiedono una tutela pubblica in virtù del contributo che l’esercizio fisico da alla società. Anche limitando la spesa sanitaria. Parla Giampaolo Duregon

di Elisa Padoan12/03/2021 09:59



La carica dei 100 mila dei centri sportivi

Domanda: Che cosa chiedete alle istituzioni e si potrebbe fare a sostegno di questo di questo settore che lei rappresenta?
Risposta: Rappresentiamo 100 mila strutture e centri sportivi che danno lavoro a un milione di persone mentre sono 20 milioni gli italiani che vanno normalmente in un centro sportivo e quindi fanno attività sportiva organizzata. È quindi un grosso comparto nelmondo dei servizi che genera un fl usso economico annuale di 12 miliardi di euro e che si calcola abbia un indotto che muoivequasi altrettanto. Basti pensare alle attrezzature sportive, all’abbigliamento sportivo e a tutto il resto.


D. Quindi?
R. Noi già eravamo al lavoro sulla riforma dello sport che vuol dire una legge quadro che vada a rivedere le normative in maniera per renderle coerenti con i tempi d’oggi. Non siamo un settore che ha delle agevolazioni in ragione del valore sociale del nostro lavoro. Noi avviamo allo sport milioni di bambini e ragazzi, facciamo fare attività fisica ad adulti e anziani con un risparmio della spesa pubblica notevole perché è noto appunto che l’esercizio fisico è un farmaco, il farmaco dell’attività fisica che riesce ad abbattere la spesa sanitaria. Ma non è solo l’avviamento allo sport perchè anche i 400 atleti che vanno alle Olimpiadi vengono cresciuti da questi centri sportivi. Tutto questo comparto ovviamente ha ricevuto questo colpo notevole della
pandemia.


D. Come valutate la situazione attuyale?
R. La chiusura di tre mesi e mezzo in primavera e di altri tre mesi in autunno ha più che dimezzato le nostre attività nel 2020. Quindi ci siamo subito attivati sia con i sussidi possibili. L’associazione ha presentato 41 emendamenti solo nella fase di primavera e 20 adesso con i decreti dei Ristori perché il settore quando il flusso economico si è bloccato totalmente è entrato in profonda crisi. Si parla di almeno 10 mila centri sportivi che hanno chiuso e difficilmente riaprirannoche non credo che riapriranno.


D. Come giudicate gli aiuti del governo?
R. I sussidi sono stati utili e hanno aiutato soprattutto chi lavora, quindi i dipendenti la cassa integrazione, gli istruttori e addetti all’accesso. Ma alle
società sportive in realtà è arrivato poco, più che altro a livello di aiuti sugli affitti, e soprattutto i fondi perduti indispensabili a un’attività come questa sono arrivati in piccola misura.


D. Può dare qualche cifra?
R. Si parla di 2-4 mila euro al centro sportivo a fronte a di un mancato flusso economico che in un impianto piccolo può essere di 40-50 mila euro al mese per salire a 200 mila euro al mese per le società più organizzate.


D. Come hanno reagito le strutture per mettersi a norma secondo i protoclli anti-Covid?
R. Abbiamo collaborato sin da maggio alla stesura dei protocolli di riapertura che quindi sono molto stringenti. Abbiamo per questo motivo fatto una
statistica interna su un campione molto allargato, mille centri sportivi che vuol dire un milione e mezzo di frequentatori. L’incidenza del Covid, accertata con indagini dirette one to one sui frequentatori, è stata al di sotto dell’1 per mille mentre la media nazionale dei contagi era intorno al 10-12%. E non solo perché l’attività fisica da una protezione fisica all’infezione maggiore ma soprattutto perché chi scegli uno stile di vita sano è in genere molto attento ai possibili contagi sia dentro che fuori l’impianto sportivo.

ANIF è anche sulla scena internazionale

Organizzazione senza fini di lucro nata a Bologna nel 1996 promuove i valori associativi tra i centri sportivi di tutta Italia facendo attività di squadra con i maggiori player di settore allo scopo di favorire la crescita dell’intera filiera sport. Rappresenta e tutela gli interessi di gestori e proprietari dei centri sportivi italiani sul piano gestionale, normativo, fiscale, amministrativo, formativo e sindacale, valorizzando la crescita economica, sociale e culturale del settore, in Italia e nel Mondo. Giampaolo Duregon, uno dei cosi fondatori, presiede l’Associazione dal 2002, contribuendo a inserire il settore Firness&welness nel Sistema sport del Coni. In passato Duregon ha fondato diversi club sportivi a Roma. L’anno scorso Duregon ha siglato l’accordo di strategic partner con IHRSA, l’associazione degli impianti sportivi più diffusa al mondo presente in 70 paesi. Il titolo conferisce ad Anif un ruolo di primaria importanza sulla scena internazionale e permette ai club italiani di essere presenti in progetti e iniziative di portata internazionale. L’attività
dell’Associazione è principalmente concentrata nella tutela dei centri sportivi in un momento di crisi presentando numerosi emendamenti nei decreti di sostegno si è stabilito un tavolo di lavoro con il Ministero delle Finanze e il Ministero dello Sport per la tanto attesa riforma.



Società quotate AIM - Alternative Investment Market italia