La Cft di Parma, impiantistica, presto in borsa con Glenalta

La spac fondata da Luca Giacometti che nel luglio scorso aveva raccolto 98 milioni di euro, li investirà nella società di Parma, specializzata in impianti per l'industria alimentare, 200 milioni di euro di fatturato e un ebitda margin vicino al 20%

di Pier Paolo Albricci



La Cft di Parma, impiantistica, presto in borsa con Glenalta
Roberto Catelli, presidente, e Alessandro Merusi, ceo di Cft

Sul listino Aim debutterà a breve una nuova società industriale, la Cft di Parma, a capo dell’omonimo gruppo fondato nel 1945, che produce sistemi di produzione chiavi in mano soprattutto per l’industria alimentare. 

La quotazione avverrà a seguito dell'integrazione di Cft nella Glenalta, la spac quotata all'Aim da luglio scorso, promossa da Luca Giacometti, Gino Lugli, Stefano Malagoli, Silvio Marenco, Lorenzo Bachschmid e Dario Di Iorio, cioè gli stessi promotori (con l’aggiunta di Bachschmid e Di Iorio) di Glenalta Food che nel 2016 ha portato in borsa il gruppo Orsero.

Glenalta aveva raccolto 98 milioni dagli investitori che ora investirà totalmente nella Cft, in parte per acquistare il 10,4% di Cft dagli attuali azionisti per un esborso complessivo di 10 milioni di euro, e in parte (88 milioni) per sottoscrivere un aumento di capitale della stessa Cft, in modo da arrivare a un flottante post-fusione del 51,51% del capitale totale, se non dovesse essere esercitato il diritto di recesso da alcuno dei soci di Glenalta.

Ai fini del concambio, a Cft è stato attribuito un equity value di 96,5 milioni, che corrisponde a un enterprise value di circa 6,2 volte l’ebitda, includendo il valore delle minoranze (fair value) e tenuto conto del debito finanziario netto normalizzato concordato tra le parti, circa 11,3 milioni.

Gli attuali soci di Cft, per il 90% la famiglia fondatrice, Catelli, e per il resto l’attuale ceo, Alessandro Merusi, deterranno anche azioni a voto plurimo, non negoziate sull’Aim Italia, che consentiranno agli attuali azionisti di Cft di continuare a esercitare la maggioranza dei diritti di voto anche dopo la fusione, con circa il 59,24% dei diritti di voto nell’ipotesi in cui non sia esercitato il diritto di recesso da alcun socio di Glenalta, e il 63,3% dei diritti di voto complessivi nell’ipotesi se il diritto di viene esercitato dal 33% dei soci meno uno.

Alla fusione il cda della nuova realtà sarà composto da Roberto Catelli (presidente), Alessandro Merusi (ad), Livia e Adele Catelli, Martino Pozzi, Gino Lugli, Stefano Malagoli, Stefano Rossi e Daniele Raynaud (membri indipendenti). Come previsto dallo statuto di Glenalta, al perfezionamento della business combination la prima tranche di azioni speciali dei soci promotori (il 33,33% del totale) sarà convertito in ordinarie. Alla data della fusione per ogni 10 azioni ordinarie circolanti saranno emessi e assegnati gratuitamente tre warrant. La fusione presuppone lo scorporo di parte del patrimonio immobiliare di Cft, inclusi i beni a uso strumentale.

Cft ha chiuso il 2017 con ricavi consolidati pro-forma di 200 milioni di euro, il 90% dall’estero, un ebitda di circa 19,7 milioni e un debito finanziario netto di circa 30 milioni. Il gruppo impiega impiega 570 persone in Italia e all’estero, opera in tutto il mondo ed è presente in Italia, Germania, Francia, Russia, Ucraina, Usa, Brasile, India, Cina e Malesia.



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