MANTOVANI, ATTENTI AI RISCHI DI SPRECARE LA CONSULENZA

22/04/2021 10:24



MANTOVANI, ATTENTI AI RISCHI DI SPRECARE LA CONSULENZA

Domanda: Qual è il suo consiglio principale a chi deve scegliere un consulente?
Risposta: Mai come oggi l’Italia è un paese che non può essere letto attraverso le medie. Nel terziario ci sono settori in crisi gravissima come il turismo o il turismo business, che probabilmente non sarà mai più come prima, e settori in pieno sviluppo come il digitale e anche la consulenza. Tra i nostri rappresentati ci sono grandi piccole e medie società di consulenza e anche boutique e consulenti indipendenti, un’offerta molto diversificata.

D.Quindi?
R. Ciò che oggi è importante è fare una buona scelta del settore e dell’ambito aziendale dal quale partire, perché specialmente nell’azienda di non grandi dimensioni non è possibile intraprendere un programma trasversale e completo che rivolti l’azienda completamente. Poi bisogna scegliere bene: il rischio è di concentrarsi sulle conseguenze. Visto che lo smart working è diventato uno standard, oggi potremmo dire: concentriamoci sulle tecnologie necessarie per avere un sistema di connessione effi ciente dell’azienda con i suoi dipendenti oppure immaginare un ripensamento strategico complessivo dell’azienda.

D. Quali rischi vede?
R. Se parliamo di smart working dobbiamo capire a monte quali sono i vincoli organizzativi, qual è il modello anche di gestione delle persone che vogliamo mettere in piedi, con quali strumenti di comunicazione interna ed esterna vogliamo potenziare. La scelta della tecnologia arriva in coda ad un processo in cui altri tipi di consulenti hanno già impostato il cambiamento e lo stesso sulla strategia. Tutte le aziende devono preoccuparsi del loro futuro strategico ma occorre capire bene i confini.

D. Può spiegare?
R. Può diventare inutile assoldare un consulente di strategie, se poi il cambiamento della proprietà, del settore, della nicchia in cui si opera, sono talmente difficili che il cambiamento prospettatro non si potrà mai realizzare. Conviene focalizzarsi su cambiamenti realizzabili. Quindi a monte serve capire bene da dove partire, da parte soprattutto della proprietà dell’azienda e del suo management.

D. Ma voi che cosa osservate nel mercato?
R. Una forte domanda nell’Ict, nella comunicazione e nell’organizzazione. Queste sono le aree su cui nei prossimi mesi ci sarà da lavorare e da investire anche somme significative per cambiare l’approccio delle aziende. Ma attenzione, sarà molto importante investire in advisory esterno tanto quanto in risorse interne.

D. Perché?
R. La consulenza se non è orientata e se non collabora fattivamente con persone dell’azienda rischia di portare dei modelli che poi non sono realizzabili, quindi il primo antidoto è lavorare insieme, non commissionare un progetto all’esterno chiavi in mano. Poi quando il progetto è definito, deve essere appreso in profondità dall’azienda. A quel punto se non c’è management capace, in grado di dialogare e di comprendere ciò che realmente è
utile, l’effetto viene meno. E magari dopo un anno si ritorna nella situazione pregressa. Questi sono di solito i rischi principali che si corrono.

D. Il suo consiglio?
R. Dedicare del tempo a capire bene come è fatta l’offerta di consulenza specialmente se non si ha una consuetudine, per esempio nell’ambito della IT dove è molto facile confondere il fornitore del software con chi chi è in grado di implementare correttamente il sistema. Sono ruoli normalmente molto diversi, la consulenza organizzativa e quella IT hanno tantissimi elementi in comune però non sono esattamente la stessa cosa.



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