Pronto il piano per salvare Sirio. Ma non i suoi azionisti

di Emerick de Narda30/04/2022 00:14



Pronto il piano per salvare Sirio. Ma non i suoi azionisti

Un rosso da 82.158.587 euro. È questo l'ammontare monstre di passività che l'amministratore giudiziario Fausto Maroncelli ha trovato dentro Sirio spa, gruppo di Ravenna attivo nella ristorazione commerciale le cui azioni sono state revocate definitivamente dalle negoziazioni il 26 aprile scorso dall'Euronext Growth Milan. Purtroppo, a dispetto del suo nome, più che una stella è stata una meteora della borsa italiana, considerato che ha debuttato nell'ex Aim il 10 giugno 2019 salvo poi essere sospesa dalle contrattazioni il 15 aprile 2021. Che qualcosa non girasse correttamente si era comunque percepito già nei mesi precedenti, con il (troppo) frequente avvicendamento di manager nel ruolo di Cfo, anche se la pietra dello scandalo è stata la semestrale del 2020.

A suonare l'allarme sono stati i revisori contabili che, impossibilitati a firmare la relazione per «non essere stati in grado di concludere l'esecuzione delle procedure limitate di revisione pianificate a tale scopo», hanno spinto il collegio sindacale a fare ricorso all'art. 2409 c.c. presso il Tribunale di Bologna, notificato alla società il 17 febbraio 2021. Il suddetto articolo è una campana che suona a morto per le società, le quotate in particolare, perché fa riferimento «a un fondato sospetto che gli amministratori, in violazione dei loro doveri, abbiano compiuto gravi irregolarità nella gestione che possono arrecare danno alla società».

Dalla denuncia del collegio sindacale si è subito messa in moto la macchina giudiziario/amministrativa del Tribunale di Bologna che, a seguito di un'udienza con gli amministratori tenutasi il 1° aprile 2021, ha portato due settimane dopo alla revoca del cda di Sirio e alla contestuale nomina di Maroncelli come amministratore giudiziario, con la mission di trovare una soluzione che garantisse la continuità aziendale.

Nei giorni successivi, il manager e la sua squadra di advisor non hanno perso tempo e a inizio giugno hanno presentato ricorso al Tribunale competente di Ravenna per essere ammessi alla procedura di concordato preventivo che il 18 dello stesso mese il Tribunale ha infine concesso. L'attenta analisi della situazione patrimoniale ha contabilizzato le passività del gruppo al 20 giugno 2021, oggetto di proposta concordataria, nei famosi 82 milioni di euro, le cui voci maggiormente rilevanti sono un fondo rischi e oneri per 10,5 milioni, debiti verso le banche per 23,5 milioni, esposizione verso i fornitori per altri 35,2 milioni, debiti tributari per 2,2 milioni e debiti previdenziali per 3,4 milioni. Una volta cristallizzata la situazione finanziaria si è potuto lavorare a un piano che attraverso l'apporto di finanza esterna, nell'ordine di 12 milioni di euro via aumento di capitale, potesse garantire la soddisfazione di parte dei creditori e continuità aziendale. Maroncelli e il suo team, in assenza della volontà del precedente azionista Sirio Holding di aderire all'aumento di capitale (non avendo versato in tempo l'acconto confirmatorio), hanno trovato un potenziale investitore disposto a farsi carico dell'esborso: Adastra Holding srl. Il gruppo è una holding di partecipazione attiva nel settore Food&Beverage controllata per il 54,1% dalla famiglia Padelli, per il 26% dalla famiglia Allegrino, per il 16,6% dalla famiglia Mazzoleni e per il 2,6% da altri soggetti. Adastra, previo azzeramento del capitale sociale precedente e delisting del titolo, si è già fatta carico dell'impegno irrevocabile a sottoscrivere domanda di concordato depositando la somma di 1,2 milioni di euro (10% dei 12 milioni) sul conto corrente intestato a Sirio. L'azzeramento del capitale sociale significa che i vecchi azionisti Sirio Holding srl (68,32%), Futura Invest (10,14%) e soprattutto i piccoli (incolpevoli) investitori di mercato che detengono una quota del 21,54%, perderanno tutto.

 

Il piano industriale 2022/2027. L'interesse di nuovi investitori nel gruppo Sirio lascia intendere che all'interno della società ci sia ancora valore e con la fine della crisi sanitaria, che ha concorso insieme alla presunta mala gestio degli amministratori ad affossare il gruppo, questo valore può ancora emergere. Il piano industriale al 2027 redatto dall'amministratore giudiziario a seguito di un eventuale buon esito del concordato, prevede un taglio dei debiti chirografari pari a circa 65 milioni portando il fabbisogno concordatario a 16,9 milioni dei quali 1,4 milioni autorizzati e pagati nel periodo tra il 21 giugno e il 31 dicembre 2021, con conseguente fabbisogno residuo di 15,4 milioni aggiornato a fine 2021. Grazie a questo taglio e all'aumento da 12 milioni si punta a far ripartire il business con una redditività operativa lorda positiva già nel 2023 stimata in 123 mila euro, fino ad arrivare a un risultato operativo lordo di 4,2 milioni nel 2027. (riproduzione riservata)



Società quotate Growth Italia